Gilda degli Insegnanti - Verona

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Home Dite la vostra Opinioni dei lettori Ci scrivono: TFA per docenti con 360 giorni di servizio

Ci scrivono: TFA per docenti con 360 giorni di servizio

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Siamo aspiranti all’insegnamento nella scuola secondaria senza servizio o con meno di 360 giorni di servizio nella scuola pubblica o parificata: laureandi, neolaureati e laureati dopo il 2007. Alcuni di noi hanno esperienza di insegnamento in altri ambiti non specifici o in istituti privati non parificati, anche pluriennale. In merito all’accesso al TFA transitorio si sono espressi in molti: dagli abilitati, che lo hanno avversato in ogni modo in un’ottica meramente protezionistica, ai non abilitati che hanno avuto la ventura di prestare servizio per almeno 360 giorni nella scuola pubblica e nelle paritarie, che ora reclamano l’accesso diretto al canale abilitante senza alcuna selezione. Vorremo anche noi dire la nostra, visto che rispetto al TFA costituiamo la platea ideale.

Prima di tutto noi auspichiamo che, dopo quattro anni di attesa, finalmente si possa introdurre un regolare percorso abilitante all’insegnamento nella scuola secondaria e che esso sia destinato ad avere cadenza regolare.

Le polemiche accesesi intorno all’accesso al canale abilitante riguardano essenzialmente due parametri: il numero dei posti disponibili e i criteri di accesso, ovvero valutazione dei titoli di servizio, titoli di studio, dell’attività di ricerca e delle prove.

Suscitano in noi qualche perplessità alcuni parametri di valutazione adottati dal DM 249/10 per regolare l’accesso al TFA. Dal momento che a noi pareva che i criteri di accesso alle SSIS fossero meritocratici, proponiamo il confronto tra i due sistemi:

- per accedere alle SSIS era disponibile un punteggio massimo di 100 punti, mentre non è previsto un punteggio massimo per l’accesso al TFA, anomalia di rilievo rispetto alla maggior parte delle procedure concorsuali;

- circa la valutazione dei titoli di accesso, ovvero media degli esami e la tesi, le SSIS assegnavano fino a 20 punti, mentre il TFA ne mette a disposizione solo 8, minimizzando un aspetto davvero meritocratico;

- le SSIS non assegnavano punti al servizio da far valere nell’ingresso al canale abilitante, mentre il TFA ne assegna 4 per 360 giorni di servizio, cui se ne aggiungono altri due per ciascun blocco di 180 giorni, senza prevedere alcun meccanismo di saturazione: comprendiamo la necessità di valorizzare i docenti con esperienza meritevoli che non abbiano avuto la possibilità di "regolarizzarsi" in questi anni, anche al fine di evitare richieste di ope legis riservati senza requisiti di merito in ingresso, tuttavia riteniamo che sia inopportuno non prevedere un limite a tale punteggio, magari ridimensionando il bonus conseguibile in un solo anno di insegnamento.

I punti assegnati alle tre prove previste dal DM 249 sono rispettivamente: 30 (sufficienza 21/30) + 30(sufficienza 21/30) + 20(sufficienza 21/30).

Naturalmente ci sentiamo discriminati: si riducono i punti assegnati ai titoli di accesso, nell’accesso al TFA si riconosce al servizio un punteggio che in qualche caso sarà certamente abnorme. A noi pare che l’unico giustificabile riconoscimento del servizio, che peraltro non viene mai valutato e viene prestato in virtù di automatismi, congruo con la sua natura, dovrebbe consistere in uno sconto maggiore sul tirocinio e sulla frequenza delle lezioni; mentre il riconoscimento del servizio nell’ingresso al TFA ingenera condizioni di concorrenza sleale nei confronti dei meritevoli che non hanno avuto la ventura di prestare servizio, proprio perché laureatisi dopo i tagli lineari all'organico docente: ciò consentirà a persone aventi una sufficienza risicata di superare abbondantemente candidati laureatisi con il massimo e in grado di produrre prove perfette.

Quanto ai punteggi disponibili nelle prove, troveremmo più equilibrato che anche per la terza prova fossero disponibili 30 punti.

Perché una selezione possa essere qualificata meritocratica le regole devono essere leali e si devono dare occasioni di dimostrare il merito.

Un altro punto dolente è costituito dal numero chiuso determinato da una pretesa programmazione. In generale, riteniamo che una selezione meritocratica finalizzata all’accesso ad un percorso abilitante disgiunto dal diritto ad una cattedra statale debba focalizzarsi sul rigore delle prove di ingresso piuttosto che sull’assegnazione alle varie sedi universitarie di numeri, la cui definizione dovrebbe tener conto della capacità di accoglimento offerta dall’università, piuttosto che di parametri mai chiaramente enunciati ed illustrati.

Riteniamo altresì che una selezione effettivamente meritocratica, eventualmente anche ottenibile anche elevando la soglia della sufficienza per l’idoneità, andrebbe separata dalla fallacia inevitabilmente connessa alla rigidità dell’assegnazione da parte ministeriale dei posti alle vari sedi e implicherebbe un automatico contenimento dei numeri: i posti disponibili potrebbero persino restare scoperti in misura non determinabile a priori, ma i meritevoli non sarebbero esclusi. Ricordiamo che nelle recenti selezioni per Scienze della Formazione Primaria, non a caso, si sono individuati spesso meno idonei rispetto ai posti stabiliti.
Il contenimento dei numeri si può perseguire percorrendo due vie: una rigida e incurante del merito, una elastica e meritocratica.

Non possiamo non rilevare la fallacia del fabbisogno calcolato dal ministero e reso noto in file circolati nei mesi scorsi: il “fabbisogno” è calcolato su scala regionale, mentre l’abilitazione varrà in tutta l’Italia. Inoltre, incrociando il fabbisogno con l’offerta delle università, in alcuni casi si è giunti a una congrua via di mezzo (LM per la secondaria di primo grado), in altri si è triplicato il numero rispetto al fabbisogno sotto indebite pressioni (TFA per la secondaria di secondo grado), mentre per un ultimo caso, i TFA per la secondaria di primo grado, si è stabilito un numero chiuso inferiore allo stesso fabbisogno, pur essendo abbondante l’offerta universitaria, controsenso che non è stato chiarito: ci chiediamo, dunque, quali motivazioni e quali logiche risiedano dietro a decisioni apparentemente arbitrarie e non equanimi.

In definitiva, alla luce dei rilievi sopra esposti noi CHIEDIAMO:

- il ripristino quanto prima di un regolare canale abilitante ad accesso meritocratico;

- l'accesso in soprannumero, previo superamento delle prove di accesso, per gli aspiranti aventi il requisito dei 360 giorni, da ritenersi preferibile alla (soprav)valutazione del servizio: tale aspetto renderebbe giustizia a coloro che, pur essendo meritevoli, hanno prestato in questi anni senza potersi regolarizzare, frustrando tuttavia le vane pretese di coloro che vorrebbero far valere come merito semplicemente il servizio ottenuto in tempi decisamente più propizi, durante i quali alcuni di questi candidati hanno più volte potuto tentare invano di accedere alle SSIS;

- che siano valutati nei 360 giorni solo i giorni di servizio specifico, nella cdc d'accesso o in una inferiore, escludendo i giorni di servizio sul sostegno, che potrebbero essere valutati in accesso alla specifica abilitazione, essendo esso disciplinarmente, metodologicamente e didatticamente non assimilabile con il servizio sulla classe di concorso;


- quanto ai titoli accademici, oltre alle considerazioni già esposte, constatiamo che i titoli di accesso su cui tutti i candidati si confrontano contano al massimo 8 punti: chiediamo quindi un riequilibrio;

- quanto alle prove, ci complimentiamo per il fatto che rispetto alle SSIS siano passate da due a tre, ma ci rammarichiamo del fatto che alla terza prova siano assegnati soltanto 20 punti, mentre ci piacerebbe che ne fossero assegnati almeno 30: non vediamo che cosa osti ad una sua valutazione commisurata alle prime due.

- Inoltre, invitiamo a valutare l’opportunità di elevare la soglia della sufficienza, in modo da ottenere una platea preparata e selezionata senza dover ricorrere a un numero chiuso eccessivamente rigido.