L’educazione emotiva non può continuare a essere considerata un’aggiunta facoltativa, affidata alla buona volontà di qualche insegnante o a un progetto occasionale finanziato per un solo anno. Riconoscere le emozioni, affrontare un insuccesso senza trasformarlo in una sconfitta personale, chiedere aiuto, ascoltare un compagno e gestire un conflitto sono apprendimenti che influiscono su ogni altro apprendimento. Se la scuola italiana vuole mantenere la promessa costituzionale di accompagnare la crescita di ogni persona, deve misurarsi seriamente anche con queste dimensioni. È precisamente su questo terreno che la Rete Nazionale per l’Educazione Emotiva, presentata il 6 ottobre 2026 alla Camera dei deputati, propone di intervenire.
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