Toxic positivity, la dittatura della felicità: perché i giovani sentono di dover essere sempre belli, vincenti e felici

Essere felici sembra diventato un dovere. Non basta attraversare la giovinezza, imparare, sbagliare, cercare una strada: bisogna apparire entusiasti, attraenti, performanti, possibilmente sempre pronti a raccontare una nuova conquista. La tristezza disturba la narrazione, la noia non ottiene attenzione, il fallimento si nasconde. Eppure nessuna biografia autentica procede senza esitazioni. La domanda educativa non è perché i ragazzi non siano abbastanza felici, ma chi abbia insegnato loro che dovrebbero esserlo in ogni momento.

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