(COME RICONOSCIUTO DALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA)
La Gilda degli Insegnanti della Provincia di Verona INVITA TUTTI I DOCENTI PRECARI (PRESENTI IN GAE O IN GPS) E I DOCENTI DI RUOLO DA NON più di 2 anni, interessati e che abbiano svolto più di 36 mesi di servizio effettivo nella scuola pubblica statale, anche non continuativi, prestati su qualsiasi supplenza (non sono sufficienti i 180 gg di servizio per a.s. a meno che non si siano avuti contratti per tanti anni), a rivolgersi alle nostre sedi al fine di aderire al RICORSO. NB: chi ha già presentato analogo ricorso in anni precedenti, non può partecipare. Il costo del ricorso è di € 100.00 ed è riservato ai soli iscritti. Documenti indispensabili (devono essere già compilati al momento della consegna):
Scheda di autocertificazione di tutti i servizi svolti, compreso il 2022/2023 (il 2022/23 non va inserito solo dai docenti che sono stati individuati da GPS e Concorsi straordinari, ai fini del ruolo)
Autocertificazione della situazione reddituale (da presentare solo da chi non supera il reddito del nucleo familiare dei conviventi, di euro 34.481,46)
fotocopia di valido documento di identità e del codice fiscale
scheda anagrafica
mandato al legale incaricato (viene firmato al momento della consegna dei documenti)
copia bonifico intestato a: Avv. Valentina Azzini IBAN: IT37 D 05034 11711 000000006895 Banco Popolare - Verona Ag. 5
trattamento dati e privacy.
La documentazione viene raccolta a partire dal 15 gennaio 2023 e fino al 15 febbraio 2023. E’ possibile accedere alle nostre sedi, solo su prenotazione dal sito www.gildaverona.org.
Incompleta, insoddisfacente, inservibile. È la documentazione con cui il Mim ha risposto alla richiesta di accesso agli atti presentata il 27 settembre scorso dalla Federazione Gilda-Unams per conoscere il software, e dunque l’algoritmo, che ha gestito la procedura informatizzata delle nomine da Gps e che ha generato gravi criticità e numerosi contenziosi. La replica della Fgu è un ricorso al Tar del Lazio, avanzato attraverso lo studio legale Bonetti, per difendere i diritti di graduatoria dei docenti lesi dagli errori commessi dall’algoritmo nell’assegnazione delle supplenze.
“Dall’analisi effettuata da un nostro perito informatico – spiega Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams – è emerso che la documentazione fornita dal ministero è insufficiente per appurare le falle del sistema e che, di conseguenza, il riscontro alla nostra istanza di accesso agli atti risulta parziale. In pratica, non ci è stata consegnata tutta la parte strumentale necessaria all’analisi tecnica dell’intero software e dell’algoritmo che ne è parte integrante”.
“Alla nostra successiva richiesta di integrazione degli atti per avere i dati e gli strumenti necessari per testare la corretta funzionalità del sistema, - prosegue Di Meglio - il ministero ha risposto picche, ritenendo di aver già trasmesso tutto ciò che era necessario trasmettere”.
“Secondo noi, invece, - sottolinea l’avvocato Michele Bonetti - si tratta di una omissione da parte del Mim che non permette, così, di garantire adeguatamente il diritto di accesso agli atti amministrativi stabilito da una legge dello Stato in applicazione del principio di legalità e buon andamento dell’amministrazione dettato dell’articolo 97 della Costituzione”.
“Ricordiamo che, a causa del malfunzionamento della procedura informatizzata, molti docenti sono rimasti disoccupati nonostante ricoprissero le primissime posizioni in graduatoria, con evidenti danni anche da un punto di vista personale ed economico, oltre che professionale. Dal software – sottolineano Di Meglio e Bonetti - sono dipese, e dipendono tuttora, le sorti di un gran numero di insegnanti italiani che non comprendono le motivazioni di un’azione amministrativa più volte impugnata e contestata in quanto caratterizzata da una totale schizofrenia. Ci auguriamo che il nostro ricorso al Tar induca il ministero a consegnare finalmente il software integrale e i relativi dati immessi nei sistemi. Soltanto così sarà possibile verificare se la procedura seguita sia corretta, e secondo le direttive ministeriali, e ripristinare i diritti lesi”.
L’ipotesi di CCNL 2019-2021sui principali aspetti del trattamento economico del personale del comparto Istruzione e Ricerca, sottoscritta lo scorso 11 novembre dopo l'accordo politico siglato il giorno precedente tra il ministro Valditara e i sindacati rappresentativi, prevede l'anticipo del 95% delle risorse disponibili:
2,21 miliardi per gli aumenti contrattuali e gli arretrati
89 milioni per la retribuzione professionale dei docenti
100 milioni una tantum stanziati dal nuovo governo destinati alla componente fissa della retribuzione accessoria per l’anno 2022.
In allegato le schede di sintesi con le tabelle relative agli aumenti previsti per docenti e personale ATA.
Grande partecipazione all’assemblea nazionale online indetta dalla Federazione Gilda-Unams che si è svolta il 14 dicembre: oltre 9mila le persone collegate da tutta Italia tra personale docente e Ata per ascoltare gli interventi di Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, e del professor Mauro Volpi, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Perugia e componente del Direttivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale.
All’ordine del giorno, il contratto scuola e l’iniziativa di raccolta firme contro la regionalizzazione del sistema scolastico prevista dal disegno di legge sull’Autonomia Differenziata, campagna promossa dal Coordinamento per la democrazia costituzionale e sostenuta attivamente dalla FGU.
All’assemblea hanno preso parte anche il presidente della FGU, Orazio Ruscica, e i componenti dell’Esecutivo.
Nel suo intervento, Di Meglio ha ripercorso le tappe che hanno portato alla firma dell’accordo riguardante la parte economica del contratto per un acconto, “pari a circa il 95 per cento delle risorse disponibili, da corrispondere entro la fine dell’anno. Resta da chiudere tutta la parte normativa del contratto sulla quale, in questi mesi, non sono stati fatti molti passi avanti nella trattativa con l’Aran. Una partita complessa, - ha detto Di Meglio - considerata la presenza nello stesso comparto di scuola, università, ricerca e Afam, quattro realtà molto diverse tra di loro per professionalità e normative”.
Il coordinatore nazionale della FGU ha poi illustrato i nodi principali della parte normativa del contratto, sottolineando che il primo testo proposto dall’Aran ai sindacati presentava aspetti peggiorativi. “Un esempio per tutti, le norme disciplinari per gli insegnanti, di cui si prevedeva un assurdo inasprimento e che rappresentano un argomento molto delicato perché il rischio è che venga lesa la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione”. In merito a questo aspetto, Di Meglio ha ribadito che il dirigente scolastico non può essere il titolare del potere sanzionatorio e che la questione deve essere attribuita a ufficio terzo, “perché in nessun procedimento di natura disciplinare è previsto che un’unica persona sia parte in causa, inquirente e giudicante, si tratta di funzioni che devono rimanere separate”.
“Altre battaglie che combatteremo sul fronte della contrattazione - ha concluso Di Meglio - riguardano l’equiparazione dei diritti tra precari e personale assunto a tempo indeterminato, l’eliminazione dei vincoli alla mobilità e la sburocratizzazione della funzione docente”.
Molto apprezzato l’intervento del professor Volpi, secondo il quale “la scuola avrebbe bisogno di più risorse, di edifici più nuovi e dotati dei necessari strumenti didattici e tecnologici, occorrerebbero interventi contro la descolarizzazione, un trattamento economico più dignitoso per gli insegnanti, tra i meno pagati dei Paesi civilizzati, e il superamento definitivo del precariato”.
Entrando, poi, nel merito dell’Autonomia Differenziata prevista dall’articolo 116 della Costituzione, il professore Volpi ha spiegato che, in base alle intese tra le Regioni Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e il Governo, siglate con trattative quasi di tipo privatistico all’insaputa delle altre Regioni e dei cittadini italiani, le norme generali sull’istruzione attualmente nella competenza esclusiva dello Stato verrebbero trasferite alla competenza legislativa delle regioni e l’istruzione, che adesso è materia concorrente, diventerebbe interamente regionale. “Significa - ha spiegato il costituzionalista - che le singole Regioni avrebbero potere decisionale sull’organizzazione della scuola, sui programmi scolastici, sulla determinazione degli organi di governo della scuola, sugli indirizzi educativi e culturali, che potrebbero indire concorsi regionali e determinare un trattamento economico regionalizzato. Tutto ciò in piena contraddizione con l’articolo 5 della Costituzione, che sancisce l’unitarietà e l’indivisibilità della Repubblica italiana, - ha evidenziato Volpi - e anche con articolo 3, perché inevitabilmente aumenterebbero le disuguaglianze territoriali”.
Una situazione che rischia di essere ulteriormente aggravata dall’oggettiva difficoltà di predeterminare entro 12 mesi i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) che la legge di Bilancio affida a una cabina di regia. “Occorrerebbero tra i 60 e gli 80 miliardi - spiega Volpi - mentre, rispetto alla crescita galoppante dell’inflazione, le risorse per istruzione e sanità risultano tagliate. Se non si riuscirà a definire i Lep entro un anno, il compito passerà a un commissario. Si tratterebbe di un colpo alla democrazia - ha avvertito il costituzionalista - che relegherebbe il Parlamento a una funzione di mera approvazione di un’intesa sottoscritta tra Governo e singola regione”.
Volpi ha, dunque, illustrato la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare con cui viene posta una serie di limiti all’Autonomia Differenziata, prevedendo che il trasferimento di singole funzioni alle regioni siano legate alle specificità territoriali e che non ci siano più intese tra singole Regioni e Governo, che la Regione interessata possa fornire un parere e che spetti poi al Parlamento decidere se e come legiferare in merito. Prevista, inoltre, la possibilità, adesso non contemplata, di ricorrere al referendum e sanare così un vulnus alla sovranità popolare.
La proposta di legge prevede che la scuola torni a essere competenza legislativa esclusiva dello Stato, mentre rimarrebbe concorrente l’assistenza e l’edilizia scolastica e anche l’istruzione professionale. “Le decisioni fondamentali che riguardano la scuola pubblica devono essere prese dallo Stato” - ha rimarcato Volpi, che ha concluso il suo intervento con lo slogan ‘una scuola più giusta e meno diseguale per un Paese più civile’.
Per firmare online la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare “Modifica dell’articolo 116 comma 3 della Costituzione, concernente il riconoscimento alle Regioni di forme e condizioni particolari di autonomia, e dell’art. 117, commi 1, 2 e 3, con l’introduzione di una clausola di supremazia della legge statale, e lo spostamento di alcune materie di potestà legislativa concorrente alla potestà legislativa esclusiva dello Stato”, è sufficiente collegarsi al link https://raccoltafirme.cloud/app/user.html?codice=CDC muniti di SPID.
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